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costituito nel 1903 Aggiornamento più recente di questo sito web: 18 marzo 2009 |
Un racconto di Fabio Baldrati
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Lo scrittore dell’Altopiano di Asiago si è spento in tempi recenti. Il mitico autore del “Sergente nella neve” ci lascia una letteratura delicata e potente, di grande bellezza: gli stenti della guerra vissuta, racconti di uomini e animali nel suo altopiano, la natura, la montagna. E la neve: quasi onnipresente. Sempre, quando frequento la montagna, in sella alla mia Guzzi oppure con gli scarponi ai piedi, avverto il “calore” dei suoi racconti. Accade a tutti coloro cha hanno letto Rigoni Stern. Addio “sergentmagiù”, grazie di cuore. |
Primi di marzo. La sento avvicinarsi giorno dopo giorno. Mi sembra di “leggerla” in alcuni segnali…ma “lei”, la primavera, ancora non ha vinto: il “Generale inverno” è tenace e mordace. Nelle rare giornate limpide, aguzzando la vista, posso distinguere dal cavalcavia i profili delle prime colline romagnole imbiancate di neve. Mentre il termometro appeso al prugno, in cortile, è impietoso: il mercurio sembra rappreso “lì” in eterno. Purtroppo sono un freddoloso, nei mesi invernali a malincuore appendo il casco al chiodo. Provo un po di invidia nei confronti di quei “temerari” che addirittura trovano aspetti piacevoli nell’andare in moto in inverno. Non ci riuscirei mai. Da alcuni mesi entro in garage e avverto il “pulsare” della Norge sotto al telo rosso. Nei giorni scorsi però… ho sollevato la sella per una ricaricata alla batteria. Eh sì! Il meteo in TV ha finalmente preannunciato un fine settimana soleggiato e con temperature decenti. Alla buon’ora! Non ne posso più di ‘sta “norvegia”! E così, il primo sabato mattina di marzo, con l’entusiasmo di un bimbo apro l’armadio in cui è riposta la “ròda da mutòr”. M i vesto con particolare attenzione alla chiusura sul collo, in inverno è indispensabile un valido “collare-sottomento” poichè basta uno spiffero maligno proprio “lì”, fra mento e gola, per restare fregato. Poi come dicevano i patiti del “mutòr” negli anni ruggenti, quando non esisteva altro che la “pelle” e qualche giaccone “incerato”, è più importante quello che indossi “sotto”. Possiamo infilarci nella miglior tuta invernale del mondo, ma “l’uovo di colombo” consiste nel conservare il calore corporeo. Oggi la tecnologia ha affinato degli ottimi “sottotuta” realizzati con materiali sofisticati, ma io resto fedele al mio collaudato sistema: un giubbino di nylon sotto alla giacca da moto, c’è chi lo chiama “k-way”, è sottile e non fa “spessore”; lo trovo davvero efficace (se lo dico io freddoloso come sono…potete crederci). Si trova ovunque per pochi “euri”, consiglio il più semplice (senza tasche) dotato di cerniera sul davanti, poi con le forbici si asporta il cappuccio, elasticozzi e cordoncini vari (inutili e d’impaccio). |
DIAGRAMMI MOBILI Il freddo non è il diavolo, basta averne rispetto e premunirsi con cura: mai sottovalutarlo. La Norge fuori dal garage brilla nel sole dopo una lunga “prigionia”: dicembre, gennaio e febbraio. I suoi pistoni a “V” non “girano” da tre mesi, come andrà in moto? Non dovrei avere problemi, per la verità mai ne ho avuti in tanti anni; le Guzzi della serie “grossa” hanno sempre avuto accensioni poderose. Vediamo un po…monto in sella e giro la chiave, le lancette nel quadrante si agitano come diagrammi mobili…per la miseria che ginepraio andiamo a eccitare ogni volta che giriamo la chiave!...non abbiamo idea! Se ci pensi ci rinunci. Metà di quell’armamentario è superfluo! Gnignignigni… WRUMMM…RURURURU…. Ah! Subito! Tengo il motore su di giri per alcuni secondi, poi il caratteristico fruscio della frizione a “secco” quando tendo la leva, innesto la prima…parto adagio e mi dirigo verso la statale. Ritrovo il piacere delle braccia sui manubri, i pugni sulle manopole, la “ròba da mutòr” addosso, l’asfalto sfumato sotto di me. Questa “malsana” passione mi delizia e mi tormenta ormai da trent’anni. Rhurhurhurhurhu….terza, quarta…qualche chilometro così, poi innesto la quinta: un bell’”allungo” prima della sesta. 90 orari vanno più che bene. Il termometro nel display indica 10 gradi striminziti eppure si sta bene, anche perchè è una giornata luminosa. Appena alzo la visiera del casco giunge una “frustata” impietosa, ma in sella ben composti si sta gradevolmente. La Norge vanta un ottimo disegno di cupolino-carena-superiore: è protettivo pur essendo snello e decisamente bello. All’orizzonte i profili delle prime colline romagnole prive di neve, i monti più lontani e “decisi” sono invece imbiancati: là sono diretto per una meta ambiziosa in questa stagione: la foresta di Campigna, nel cuore del “mio” Parco Nazionale. |
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Ruote e spirito sono bramosi di quei boschi Oggi starò in moto fino a sera. Ascolto il pulsare del bicilindrico: caratteristico come nessun’altro. Accarezzo e pregusto i profili argentati di quei monti: creste imperfette, severe, fuse col pallore del cielo. Sarò là nel primo pomeriggio: nel cuore del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna. Il Parco Nazionale è stato istituito nel 1993, dopo una lunga battaglia di Civiltà a cui, nel mio piccolo, presi parte come “attivista”.
UN “ELOGIO DELLA FOLLIA” FRA ROMAGNA E TOSCANA |
IL NOSTRO “PETROLIO” Ogni volta che percorro queste strade e intravedo qualche capriolo nell’ombra dei boschi, gioisco per aver partecipato a una battaglia di Civiltà. La natura, gli ultimi paesaggi, la fauna selvatica: la loro salvaguardia credo sia un dovere Civile e Morale. Anche l’indifferenza è colpevole. Ognuno di noi può fare qualcosa, per esempio sostenere Italia Nostra, il FAI. Amico mio, ti domanderai che “c’azzecca” tutto ciò con la moto!? C’entra eccome. Oh…se c’entra! Quello che metti nel serbatoio non è benzina, ma i bei paesaggi con le “tue” strade dentro. In fondo ti importa poco delle follie del “barile”: la “benza” costa come il Chianti Classico eppure giri ugualmente. Un magnetismo irresistibile ti spinge a inforcare la tua Guzzi alla faccia del freddo, del maltempo, delle leggi idiote e di altre antipatie; è il belpaesaggio aperto davanti al manubrio, affacciato su curve e tornanti, dentro ai tuoi pensieri da lunedì a lunedì. Sempre speri in un week end di sole. A quante brutture paesaggistiche ti capita di assistere nei tuoi “giri-in-giro” in moto? Davvero troppe, da nord a sud, buon Dio… ci stanno rubando il nostro paese a “pezzi” e in un silenzio assordante: nessuno dice “bao”. E’ un’amara constatazione: il decantato “belpaese” è un mito decaduto. Oggi ci svegliamo più “poveri” grazie all’ignavia dei governi nazionali e locali che hanno permesso, condonato, svenduto la nostra prima risorsa per un pugno di lenticchie: il Paesaggio Italiano. Il belpaesaggio poteva essere il nostro “petrolio”, ecco la grande occasione perduta dell’Italia: la tutela di se stessa. Popoli scopiazzatori ci hanno “derubato” di tutto (delle moto!), oggi produciamo poche cose (poche moto) che difendiamo a stento, ma nessuno al mondo potrà MAI scimmiottarci una costa sarda, il Golfo di Policastro, le colline senesi o le alpi orientali, i monti dell’Abruzzo. I boschi casentinesi. Nei miei viaggi in moto sovente mi abbandono a queste riflessioni; forse è una regola del mondo nata col mondo quella che impone a ogni forma di bellezza un’esistenza sofferta. Compresa la Moto Guzzi, l’ultima motocicletta rimasta. |
A VOLTE SI VEDONO… Eccolo, davanti al manubrio, il primo appennino del versante romagnolo del Parco. La statale n°310 della Campigna è sempre un magnifico “nastro grigio”. Quì non c’è più neve: regna un monotono color marrone di rami canuti con “dentro” ruderi di pietra, i boschi spogli sembrano esausti dopo mesi di gelo. Molti rami sono stati stroncati dal peso della neve: di questa restano poche chiazze in ritirata. L’inverno è stato duro, ma è sconfitto: lame di luce trafiggono le nuvole, lassù, arcigne ma non più cariche di neve. La primavera è alle porte, la senti lambire questi monti ora così marroni di roccia e legno nudo, ma presto torneranno verdi. Su un tornante a “terrazza” mi fermo col brontolio del motore al minimo: 1000 giri rotondi. Due poiane volteggiano senza un battito d’ali, si corteggiano come fanno solo in primavera. Sì, ci siamo, segnali simili sono un meteo infallibile. E’ questione di giorni per un nuovo “risveglio”. Mentre salgo verso la foresta di Campigna, fra curve e tornanti solitari, la neve ai lati e sui pendii cresce inversamente al termometro nel display: 4-5 gradi. Rhurhurhurhurhu…con la mano sinistra “abbraccio” la rotondità della testata davanti al ginocchio: calore e pulsazioni danno benessere, immagino il vorticoso apri-chiudi delle valvole, il Sali-scendi del pistone…questo bicilindrico è VIVO, e pochi motori al mondo sanno essere “vivi”. Il “V” della Guzzi palpitante davanti alle ginocchia è un magnifico compagno di viaggio, è piacevole abbassare lo sguardo e trovare ogni volta quei due ovali sporgenti. E’ una delle architetture più belle che si siano mai viste. |
Abeti, rocce, neve: verde, grigio, bianco E freddo… il sole è assente. Mancano una dozzina di chilometri al passo della Calla di Campigna, procedo in terza marcia senza velleità, l’asfalto tutt’altro che pulito può giocare brutti scherzi. Non c’è nessuno, pochi motociclisti incontrati più a valle imbottiti e freddolosi… come me. Nelle prossime settimane certi “smanettoni” variopinti torneranno qui col loro repertorio di follie deleterie, prima o poi la pagheremo cara ragazzi, a causa di quei quattro imbecilli… Due capriol! In una radura oltre gli abeti e i cumuli di neve: rallento e scalo terza e seconda, li osservo meravigliato, come sempre, anche loro mi “puntano”, come sempre. Sono magri, ma gagliardi. Ce l’hanno fatta, hanno sofferto un inverno duro, freddo e fame, i lupi alle calcagna…questi boschi non sono magnanimi con i deboli. Percorrendo queste strade può accadere di scorgere alcuni animali selvatici in ogni stagione. Occorre un colpo d’occhio attento per distinguere la sagoma di un daino da un cespuglio. Pochi si accorgono degli abitanti del bosco, ma loro ci sono sempre, “fusi” con il loro mondo ti fissano da grande distanza. In estate, nel primo mattino oppure al tramonto, si avvicinano al ciglio della strada. Sono creature meravigliose. Amico mio, ridi pure se vuoi… ma non mangerò mai capriolo. Nella borsa serbatoio a volte ripongo un obbiettivo 70-300 per la mia Canon EOS: con un po di fortuna si possono fotografare da distanze decenti in sosta sulla moto. |
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SILENZIO E SOLITUDINE Eccola, finalmente, la Foresta di Campigna: abeti e neve. La strada davanti al manubrio è un nastro scuro e bagnato, ai lati grandi fusti, neve ovunque. Ampie zone sono ammantate dalla foschia: in moto fra le nuvole. Solo il rosso della mia Norge contrasta fra il verde e il bianco “sfumati” nella nebbia. Il pulsare sornione del bicilindrico cresce e decresce fra seconda e terza, non è auspicabile spingersi oltre e fra le curve procedo addirittura in prima a passo d’uomo. Basta un attimo per finire in terra. Da ore sono in sella. Mi fermo ai margini della neve a pochi chilometri dal valico. Qui regna l’inverno più severo, il ticchettio della moto accaldata è l’unico fruscio nel bosco silenzioso come una chiesa: Tic Tic Tec…Tic…Tec Oggi anch’io mi sento una creatura del bosco, condivido silenzio e solitudine con le anime elusive che lo abitano. Ma non mi sento solo: sono con la mia moto, la mia Guzzi Norge 1200…gran “ferro” la Norge…
Le montagne, i boschi ammantati di neve, le stagioni mutevoli… oggi anche i racconti di Mario Rigoni Stern mi accompagnano:
storie di uomini, boschi e animali. Di tracce sulla neve lasciate dai selvatici in cerca di sopravvivenza, così simili a quelle
degli scarponi sul Don nella disperata ritirata di Russia. “Sergentmagiù…ghe riverem a baita?” (sergentemaggiore… torneremo
a casa?). |
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PUGNALI DI GHIACCIO Rhurhurhurhurhu... Mancano poche curve prima di arrivare al Passo della Calla di Campigna, se ricordo bene resta un solo tornante. Il termometro nel quadrante indica 2 gradi, ma credo sia ottimista: brrrrrrrr… in che freezer ho portato le ruote! L’acqua di un torrente ha gelato… in caduta! Dai costoni di roccia grondano pugnali di ghiaccio lunghi quaranta centimetri, intere pareti sono ricoperte di gelo. Ci siamo, ecco l’ultimo tratto… posso intravedere il valico. Quì la neve ha conquistato ampi tratti d’asfalto, sento la moto vacillare sotto di me come se fosse sull’olio… oooooh! Che strizza! Ooooook! Vaaaaabene. Può bastare, un paio di foto di “rapina” al cartello del valico, e si torna “a baita”. Non credevo di arrivare fin quassù… ma ne è valsa la pena. Ne vale sempre la pena, amico mio; mai rinunciare ad essere VIVI col vento addosso nella bellezza degli ultimi paesaggi: ne sono rimasti pochi.
Fabio Baldrati
Per saperne di più: www.parcoforestecasentinesi.it www.sentierinatura-forestecasentinesi.it
Altri siti correlati (alcuni fotografi casentinesi):
Un sentito grazie a Marco Simone |
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Il Moto Club Ravenna ringrazia Fabio Baldrati per averci concesso la possibilità di riproporre questo bellissimo racconto. |
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